Bosa: l'arte del filet e il Castello dei Malaspina

Passeggiare lentamente per le viuzze di Bosa, la maggior parte delle quali sfociano su Corso Vittorio Emanuele II (l’arteria principale del centro storico dove giace la Concattedrale dell’Immacolata Concezione), è un’esperienza indimenticabile per l’atmosfera sospesa nel tempo che si respira in questo borgo così tranquillo e accogliente. Fuori dall’uscio delle rispettive abitazioni è facile imbattersi in donne sedute al telaio mentre sono impegnate a ricamare il filet, ovvero il pizzo bosano, realizzando autentici capolavori tessili: da indumenti a utensili, a oggetti che richiamano simboli religiosi o tipici della tradizione sarda, come colombe e leoni, piuttosto che rose o grappoli d’uva. Non solo: in Via del Carmine 15 il b&b Casa BruJana, oltre al classico soggiorno, offre ai clienti una ‘vacanza esperienziale’, basata su laboratori di filet che si svolgono attraverso l’utilizzo di strumenti artigianali, tra cui l’antichissimo telaio sardo, coniugando così svago e tradizione, relax e didattica.

Bosa a 360 gradi scrutando l’orizzonte

Risalendo il borgo, tra vicoli scoscesi e vasi di piante e fiori che adornano le porte e le finestre delle case, arriviamo ai piedi del Castello dei Malaspina. Ma prima di percorrere la ripida scalinata che conduce alla fortezza, ci fermiamo al Bar Chiosco al Castello per berci una birra Ichnusa. Il Castello dei Malaspina, edificato nel 1112 dai marchesi Malaspina e più volte restaurato nelle epoche successive a causa delle diverse invasioni (particoralmente devastante fu l’assalto degli aragonesi nel XV secolo), domina Bosa dal colle di Serravalle. Dalle mura, infatti, è possibile ammirare l’intero paese, l’ultimo tratto del Temo e il suo estuario che sfocia sul Mar Mediterraneo (ma è purtroppo vietato l’accesso alla torre maestra, il punto più alto del castello). Volgendo lo sguardo verso est, immersa nella secca vegetazione dell’entroterra e poco distante dal margine del fiume, vediamo in lontananza la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, in stile romanico. All’interno del recinto fortificato, nel mezzo di un boschetto che ricorda moltissimo l’Orto degli Ulivi descritto nel Vangelo, sorge la Chiesa di Nostra Signora de sos Regnos Altos. Dedicata originariamente a Sant’Andrea, la pieve cambiò nome a metà del 1800 in seguito al ritrovamento, tra i ruderi del maniero, di una statuina di legno raffigurante la Vergine Maria. Dentro la chiesetta sono conservati splendidi affreschi di matrice probabilmente francescana.

La nostra giornata a Bosa non sarebbe stata così piacevole senza Paola, Nicolò e Franco, che ringraziamo di cuore per averci guidato in uno dei borghi più preziosi del Belpaese.

Joni & Elisa
Testi e foto di Joni & Elisa
Marito e moglie, due cuori in viaggio, una passione in comune: i borghi italiani. Ce ne siamo innamorati esplorando in lungo e in largo il nostro Paese, il più bello e romantico del mondo.